Giulia è una giovanissima psicologa che utilizza anche l’arte nel suo lavoro infatti, alla Biennale, partecipa come artista.
La sera dell’inaugurazione abbiamo ascoltato il suo intervento:
Nel mio lavoro come psicologa utilizzo tanto l’arte come strumento di espressione perché spesso quello che abbiamo dentro non trova le parole per venir fuori. Invece attraverso l’arte riusciamo a trovare una forma espressiva di quello che ci portiamo dentro.
Ho pensato tanto a quale potesse essere il punto in comune tra l’arte e la psicologia e credo che il punto principale sia il processo di integrazione.
Sentiamo tanto spesso parlare di integrazione sociale. Io invece vorrei portare un altro tema: quello dell’integrazione personale. Perché attraverso l’arte, così come attraverso un percorso di psicoterapia si possono andare ad integrare tutte quelle che sono le parti di noi che spesso sono in conflitto all’interno del nostro essere.
L’arte, come la psicologia ci permette di esprimerci liberamente, di diventare finalmente noi stessi. Grazie.
Giulia Intini

Foto di Andrea Montanaro
Ascoltare le parole di Giulia durante la serata inaugurale ci ha regalato una prospettiva profonda e inaspettata sul senso stesso di questa Biennale: spesso tendiamo a considerare l’arte e la scienza come due universi paralleli, confinati nei rispettivi ruoli di specchio dell’estetica e di analisi della mente.
La sua riflessione ci ha ricordato invece che il terreno d’incontro tra queste discipline è profondamente umano infatti il concetto di integrazione personale sposta l’attenzione dal fuori al dentro.
Come organizzatori, accogliere Giulia non significa soltanto ospitare un’artista di talento, ma dare spazio a una voce che riconosce nel processo creativo un vero e proprio atto di cura in quanto l’arte non è fine a se stessa ma diventa il linguaggio universale attraverso cui ricomporre i frammenti della nostra identità.
Grazie, Giulia, per aver ricordato al nostro pubblico che l’obiettivo più alto della cultura è restituirci la libertà di essere autenticamente noi stessi.


