Galiano Lombardi, nato a Milano nel 1951 vive a Brindisi dal 1960.
Recensione di Alfredo Calabrese, professore e direttore dell’ Accademia di Belle Arti di Lecce, su Galiano Lombardi.
Galiano Lombardi e la sua arte.
Io conosco Galiano Lombardi da tanti anni perchè sono stato un testardo frequentatore della “Valigia delle Indie” da lui diretta insieme all’amico-¬‐socio Giancarlo Cafiero. Sì!, ero un abituale “cliente” della “Valigie delle Indie”: un favoloso negozio, chiamiamolo così, di antiquariato che oltre che essere un centro di raccolta delle curiosità e dei reperti storici della città di Brindisi e del territorio salentino, era l’esclusivo punto di incontro di studiosi e appassionati della cultura del territorio. Cioè un centro d’incontro che per anni ha rappresentato la qualificante realtà culturale di Brindisi in Via Tarantini, che per anni io, come amico, ho frequentato, oltre che offrirmi la possibilità di arricchire la mia biblioteca e il mio personale “museo” con le rarità rintracciate tra le numerose antichità e le vecchie “carte” raccolte da Giancarlo e Galiano, mi ha anche sempre offerto il piacere di ammirare, ogni volta con sensazioni nuove, l’infinità degli oggetti del tempo passato raccolti ed esposti con la cura e la competenza dei due amici “antiquari”. Ma ricordo piacevolmente anche la sorpresa e la curiosità di scoprire sulle pareti tra tele di Madonne sofferenti, di Cristi sanguinanti o di manifesti sgualciti, oppure sul pavimento poggiati su vecchie valigie o mobiletti di vario genere, la prepotente “intrusione” di una tela dipinta con vivaci colori, ricca di una inusuale composizione grafica e cromatica, decisamente moderna, non consone all’ambiente polveroso ed oscuro dell’ambiente di intorno. Una ”intrusione” che riusciva anche ad attenuare, con un intenso sfolgorio di luci e di colori, quella vaga sensazione di abbandono e tristezza della nostalgica atmosfera dell’ambiente e trasmettere invece, nella stessa compostezza intellettuale del suo autore una coinvolgente partecipazione alla sua creazione. Tanto da farmi pensare che quella piacevole presenza cromatica avrebbe potuto trasmettere lo stesso effetto magico in qualsiasi altro ambiente dovesse figurare e, ad ogni modo, manifestare la sorprendente potenza comunicativa delle opere di Galiano Lombardi. Sì, con mia meraviglia, avevo appreso che quelle singolari tele erano opera dell’amico Galiano, che io conoscevo solo come serio, pensieroso e competente esperto di arte antica. Ma, io che in fondo sono solo un manovale d’arte, principalmente come scultore, non sono abbastanza dotto da pretendere di esprimere un giudizio sull’opera di un tale artista e documentare con le mie parole l’esistenza di intellettualismo culturale alla base del comporre la creazione artistica, anche perché sono convinto che all’origine di ogni manifestazione operativa vi è una innata predisposizione, una irrazionale spontaneità, che da sempre, e in ogni epoca storico-¬‐culturale, ha caratterizzato la nascita dell’opera d’arte in individui dotati di quella particolare facoltà di una contemplazione estetica che va oltre l’orizzonte della comune visione, per individuare oltre le apparenze l’essenza segreta e misteriosa del creato. Per svelare e comunicare, con tecniche e linguaggi diversi, quanto solo lui può vedere, o forse intuire. Questo è in fondo il vero valore da attribuire a ogni espressione creativa di un artista: cioè essere capace di tradurre in immagini reali le misteriose visioni che solo lui può vedere o intuire. Penso perciò che la vera Opera d’Arte, in qualsiasi tecnica venga realizzata, è tale se la sua lettura gode della comprensione degli spettatori. “Guai a quelle opere d’arte la cui bellezza è percepita soltanto dagli artisti”. Certamente, da tale punto di vista, si deve tranquillamente affermare che le tele di Galiano Lombardi godono del consenso di tutti coloro che non solo le “scoprono” ma che anche ne vengono coinvolti nella singolare sensazione di piacevole serenità che le circonda. Galiano è da anni e anni che si dedica a questa sofisticata ricerca realizzando in silenzio, nel segreto del suo laboratorio, opere che non ha mai voluto esporre in Gallerie d’arte , se non limitandosi timidamente a inserire qualche tela nell’anch’esso suggestivo ambiente della Valigia delle Indie. La sua decisione di esporre “per la prima volta nella storia” le sue “creature pittoriche” ci permetterà di partecipare con entusiasmo alla sua spontaneità intellettuale di decennale ricerca nel mondo dell’infinito. E cogliere insieme a lui il profondo significato del suo non facile impegno. In realtà per noi spettatori basterebbe già il gradevole aspetto della composizione grafica, ordinata, funzionale e originale, armonizzata da nette contrapposizione di ampie superfici di colore, per soddisfare il nostro gusto estetico. Perché il colore usato con la stessa purezza del segno grafico, che si intreccia in armoniose volute per rappresentare anche elementi naturalistici segna, a mio parere, un punto di riferimento agli elementi originari del creato. C’è una identificazione di purezza nel rosso del fuoco, nell’azzurro dell’acqua, nel verde della terra e nel giallo dell’aria: elementi che costituiscono la materia della creazione, l’essenza del mondo misterioso dell’origine. dell’eterno. Io credo, come avevo accennato, che l’artista Galiano non ha ignorato tutto ciò nell’affrontare le sue opere, perché c’è qualcosa di magico nella loro intensità, nella accentuata forza dei tratti e dei segni, che va aldilà delle comuni apparenze. Tanto che ciò che di più colpisce e l’essere attratti dalla sua capacità di comunicarci la forza del suo pensiero e, nel contempo, l’armonia delle sue visioni. Io ricordo che, con mia crescente curiosità, una sera, avendo dinnanzi una sua tela, battendo il pugno su un tavolo, Galiano mi illustrava che il duro legno, in realtà, era l’assembramento di piccole morbide cellule distanziate tra loro ed unite da una armonica catena. Per dire il vero, nel suo dipinto, avevo riconosciuto la sua visione! Poco importa, a questo punto, quali siano i soggetti delle sue opere, non importa sapere se lui trova ispirazione nello sconosciuto mondo di antiche civiltà, o se nella sua mente affiorano misteriosi ricordi di una vita lontana. A noi, basta riconoscere in Galiano il genuino e singolare artista, originale e spontaneo nelle sue inimitabili realizzazioni “intellettuali”, meritevole della stima e dell’ammirazione che certamente conquisterà con la sua prima storica mostra, coraggiosamente organizzata dopo decenni di solitario e silenzioso lavoro.
Alfredo Calabrese
Clicca qui per vedere tutte le sue Opere



