Davide Cocozza

Davide Cocozza è un artista visivo, docente, arteterapeuta e curatore nato a Bari nel 1982 e attivo tra Monopoli, Roma e il panorama artistico nazionale. Dopo la formazione al Liceo Artistico “Giuseppe De Nittis” di Bari, si laurea con lode in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, dove approfondisce una ricerca legata al segno, alla figura, alla materia e alla dimensione etica dell’immagine.

Vincitore della sezione Pittura di MArteLive nel 2001, ha diretto per diversi anni la sezione pittorica del festival a Roma, avviando parallelamente un percorso artistico fondato sull’osservazione del contemporaneo, sulla critica sociale e sulla trasformazione simbolica della realtà. Nel corso degli anni ha esposto in mostre personali e collettive, fiere e progetti culturali, tra cui MArteLive Biennale, Arte in Nuvola, The Others, Bio360 Expo Nantes, e diverse esposizioni con la Galleria Pavart di Roma, che lo rappresenta dal 2024. Tra i riconoscimenti ricevuti si ricordano i premi al Premio D’Annunzio e il terzo premio ICHART con l’opera Lupa Capitolata, realizzata anche attraverso l’uso del biochar.

La sua poetica attraversa serie come Like a Zoo, Like a Man, Like a Jungle, Homo Ludens, Santi Miei, Ready Man e Great and Elegant Confusion, costruendo un universo visivo popolato da animali, figure umane, simboli, giochi linguistici e cortocircuiti poetici. Nelle sue opere l’animale diventa specchio dell’uomo, presenza fragile e potente, vittima e maestro, creatura capace di rivelare le contraddizioni della società contemporanea: consumo, guerra, inquinamento, egoismo, perdita di profondità e disconnessione dalla natura.

La sua ricerca unisce ironia e denuncia, leggerezza e responsabilità. Attraverso pittura, performance, installazione, segno grafico e materiali spesso poveri o riciclati, Cocozza costruisce immagini immediate ma stratificate, capaci di parlare al pubblico con forza popolare e profondità spirituale. Il suo lavoro è attraversato da una visione etico-umanitaria: salvare l’umano senza separarlo dagli animali, dall’ambiente, dai più fragili e da tutto ciò che viene escluso, sfruttato o dimenticato.

Accanto all’attività artistica, Cocozza è docente di Discipline Grafico-Pittoriche presso il Liceo Artistico “Luigi Russo” di Monopoli, dove porta avanti progetti didattici, laboratori, mostre e interventi pubblici legati all’arte come strumento educativo, civile e trasformativo. È inoltre ideatore e direttore artistico di progetti culturali come MAESTRO – Biennale Internazionale d’Arte e Cultura e SAVE Biennale, confermando una visione dell’arte come spazio di incontro, cura, coscienza e rinascita collettiva.

La sua opera può essere letta come un invito al risveglio: osservare il mondo con più attenzione, tornare alla gentilezza, riconoscere la dignità di ogni essere vivente e trasformare l’immagine in un gesto di pace.

DAVID e φῶς (phōs)
Acrilico e pennarello su tela, 2025

In quest’opera, David non fronteggia Golia,
ma qualcosa di ancora più profondo:
φῶς (phōs), la luce della consapevolezza.
Non una luce esterna, ma interiore: improvvisa, destabilizzante, rivelatrice.
È il momento del risveglio spirituale,
quello in cui la coscienza si apre e nulla è più come prima.

David si scorge in quell’attimo preciso,
quando lo sguardo si volge all’altro interno.
D’un tratto, comprende il tutto —
e stringe con forza la bottiglietta, accartocciandola d’istinto.

Ci vuole coraggio non solo per sconfiggere un gigante,
ma per scegliere di rispettare la natura, l’ambiente, gli esseri viventi —
e farlo con amore.

Il tempo e lo spazio si sospendono.
Il rosso intenso sullo sfondo, l’assenza di elementi narrativi,
proiettano la figura in un attimo immersivo,
di apparente dissociazione, depersonalizzazione.

È proprio lì, in quella fragilità apparente,
che avviene il passaggio:
dall’ombra alla luce, dal buio al φῶς.

È il momento in cui l’ombra lascia spazio alla luce.

CANI E PORCI

Li nominiamo per dire “tutti”, spesso con disprezzo.
Io provo a guardarli uno per uno.

Quando smettiamo di usare gli animali come metafore dei nostri difetti, cominciamo finalmente a incontrarli come esseri viventi.

La dignità non appartiene a una specie sola.